Zabriensky Chi?

Amati o lamati, ah ma ti sei vista?
sabato, 05 luglio 2008

I kill you, I'm not gonna crack.

Provò ad accendersi una sigaretta, senza pensarci, a piedi nudi, mentre un insolito vento estivo, clandestino, entrava dalla finestra, posandosi tra i suoi capelli ancora puliti ed entrando negli occhi affaticati da poche ore di sonno.
C'è chi cerca sempre qualcosa da fare: un hobby, il cinema, il cibo, la musica, la masturbazione, per addolcire i tempi morti o per farsi uccidere da Morfeo durante la notte e rinascere risvegliandosi, otto ore dopo. Nessuna prescrizione medica, perditempo notturno per abitudine, lui, anche senza fare niente, perché non è obbligatorio avere un passatempo, pensava sottovoce trascinandosi le parole al ritmo dei suoi passi.

Il vento come un ladro superava la finestra che dava sul balcone, e spense la fiamma del suo accendino. Si ricordò, in quel momento, che di ore ne dormì soltanto quattro, ed esclamò qualcosa. Erano due giorni, forse tre, che non usciva dal suo appartamento di Porta Romana; se non fosse stato per la televisione, accesa ogni tanto per essere spenta subito dopo il notiziario delle venti, i vicini avrebbero potuto tranquillamente pensare che l'inquilino del terzo piano finalmente fosse partito. Quiete.

La ragazza della porta accanto, almeno una volta a settimana, usava colpire con pugni di fastidio il muro sottile che li divideva, ma in quei due giorni, forse tre, non poteva assolutamente lamentarsi, come al solito, con il custode della palazzina per il volume troppo alto della musica; l'unico rumore, ora, era quello di un accendino, ripetuto più volte, mentre lui provò ad accendersi l'ultima Camel rimasta in un pacchetto morbido e consumato, trovato in una giacca che indossava sempre, quand'era autunno.

Tre giorni di pioggia, due giorni di afa, umidità e sudore. Quel lunedì c’era un insolito vento, quasi primaverile, e camminare a piedi nudi sul pavimento, sporco, del suo mono-loculo, per lui era pura jouissance. Quando decise di accendersi una sigaretta si accorse però di non averne più. Non voleva uscire, non in quelle condizioni, anche se non faceva più caldo era pur sempre luglio e l’idea di vestirsi lo stancava al solo pensiero: fortunatamente, il vecchio pacchetto dimenticato emerse dalla tasca interna di quella giacca nera, di pelle, autunnale.
Solo quattro ore, ripeté guardandosi le occhiaie sul retro lucido del mio iPod.

Non ho contato il numero di volte che il suo accendino viola, a vuoto, emise solo scintille e permise al rumore d’attrito di riempire la stanza meccanicamente. Vidi soltanto una fiamma di pochi millimetri, per un attimo, ma la spense subito il vento che, traditore, entrava dall'unica finestra che dava sul balcone e che a sua volta dava su un cortile interno di una palazzina tipicamente milanese, al terzo piano di viale Monte Nero numero 42.

Solo in quel momento mi tolse l’imbavagliatura, e puntandomi la sua pistola munita di silenziatore al centro della fronte, per farmi rimanere in silenzio, mi chiese: “Ce l’hai l'accendino?”. Mi feci slegare i polsi con un’occhiata, e senza indugi, con un sorriso, glielo porsi immediatamente.
Miriana, la giovane dirimpettaia che ogni settimana si lamentava col custode, ci guardava, provando a dire qualcosa con i suoi bellissimi occhi azzurri, riconoscendo solo ora la nostra amicizia. Non riusciva a capire cosa c’entravo io in tutto questo, perché eravamo entrambi legati da due giorni, forse tre, in quell’appartamento? Quali sarebbero state le sue intenzioni? Troppe domande, per una che sarebbe morta di lì a poco.

Finalmente si accese la sigaretta, con il mio accendino blu: tabacco secco, rimasto sei mesi dentro la  giacca di pelle, ancora appesa all’appendiabiti accanto all’ingresso, in memoria di un autunno lontano. Ci siamo conosciuti un mercoledì sera d'ottobre.
Mi fece fare un tiro, forse due, forse tre, poi si mise seduto sotto uno stupido poster di Kurt Cobain che comprò nove anni prima, quando aveva sedici anni e scoprì di odiar le donne: “Non tutte le donne, solo alcune”, precisava sempre.

Gli lasciai finire la sigaretta, poi si sdraiò con la schiena a terra, appoggiando i suoi piedi sporchi sul muro bianco, e leggendo la solita scritta, 1967-1994, si addormentò.

Dormì per un giorno intero. Il giorno dopo la uccise.

postato da zabriskiepoint alle ore 22:34 | Permalink | commenti (pop-up)
categoria: scrivo racconti



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