L'uomo vestito di bianco è morto in prima serata, nelle trasmissioni e nei telegiornali, nelle dirette e negli speciali. Tutto è come se la Televisione stesse aspettando quest'evento, il sistema mediatico in questi anni ha sviluppato tecniche perfette di messa in scena delle passioni e il Papa che ha fatto la Storia, ora, diventa una storia. Come altre. Di conseguenza seguono a ripetizione servizi, dibattiti e interviste, esperti e sacerdoti, cardinali e vescovi. Si deve informare lo spettatore di ciò che sta accadendo, di ciò che è accaduto; bisogna fare in modo che egli si appassioni e che venga, senza via di fuga alcuna, coinvolto in questa spirale di lacrime, sofferenze e fondotinta.
Informare e intrattenere. Soprattutto parlare, cambiando canale, barcollando tra Bruno Vespa ed Emilio Fede: trasmissioni tecnicamente impeccabili, da far commuovere anche il più
sporco ateo comunista (cit.) sulla faccia di questo pianeta. Inevitabilmente.
L'evento televisivo del secolo era già pronto, i coccodrilli eran gia fuori dalla gabbia da un paio di giorni, e la scatola parlante fremeva per arrivar ancor prima della notizia. Il Papa è morto. Il primo Papa accolto tra le braccia dei Media, i quali ne han diffuso prima l'immagine in tutto il mondo e poi ne han fatto una vera e propria star mediatica, precedendo il ruolo di portavoce terreno di un dio che di questi tempi non trova spazio tra i palinsesti in tivù.
Io non mi lamento, mentre il mio dito sfiora il tasto rosso del telecomando.
Io non mi lamento, mentre la mia mano toglie la corrente al televisore.
Io non mi lamento, mentre le mie braccia gettano la scatola catodica dalla finestra.
Che rumore fa?
(finale modificato, il 28 lugio, non chiedermi perchè, non lo so nemmeno io)