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venerdì, 25 marzo 2005

Cinema muto, tra Chet Baker & Chopin

Tra Chet Baker e Chopin l'orecchio resta attento, si riposa ma non s'addormenta, il flusso della mente compie evoluzioni e colori dal blu al rosso intramezzati dal bianco si proiettano tra le pareti sinaptiche di questo cervello grasso e pigro. La giornata trascorre velocemente, tra le note di Chet Baker e Chopin, corde di pianoforte e tasti d'ottone suggeriscono melodie contrastanti fra loro, entrano in collisione, incidenti armonici su circonvallazioni cerebrali. L'occhio si sgrana, la mano digita. Ora. A metà fra Chet Baker e Chopin, eccomi.

La mano bianca sull'ottone m'introduce e m'accompagna nelle atmosfere di luci blu e sigarette di Night che non ho mai visto, in cui non ho mai messo piede, ma che immagino. Non è il jazz delle cantine, quello delle mani color ebano, quello de I Sotterranei, o di quel film di Clint Eastwood, Bird; somiglia più al Jazz dei locali a luce soffusa, blu, dei cinquantenni col sigaro che battono le loro dita sul tavolo davanti al loro whiskey, accompagnati da belle signore. Ma è Chet Baker, il miglior trombettista bianco, dicono, eroina nelle vene, come Bird. Ma non me ne intendo, non posso atteggiarmi questa volta da profondo conoscitore del genere come mi diverte fare solitamente, sento solo che sto bene. Adesso. Il mio cervello grasso e pigro si fa cullare da questi suoni, come l'orecchio, si riposa ma non s'addormenta, tra Chet Baker e...

Ricollego tutto a Chopin, da dove sono partito oggi, da quelle note di pianoforte che echeggiano nella mia memoria, il suono pulito, le fughe e i crescendo, i legati e al diavolo Rick. A dire il vero non ho idea come oggi pomeriggio mi sia trovato ad ascoltare Chopin, resta un mistero, anzi, un segreto che non voglio svelare, fatto sta che se non avessi ascoltato Chopin oggi, ora non sarei qui a parlare di Night, Whiskey, Sigarette e Jazz. Son solo scelte musicali partorite da una nascosta metereopaticità, fumo un po', sposto via la tenda, cielo grigio piombo io non lascio che mi prenda, sicchè mi faccio catturare piacevolmente da film in bianco e nero, audio mono, come Il Settimo Sigillo e Tirate Sul Pianista, Bergman e Truffaut, e poi, nuovamente, Chet Baker e Chopin. E via discorrendo.

In questi momenti farei parlare solo musica e immagini, solo cinema muto e un omino, un po' calvo, che suona un pianoforte scordato e che sogna d'essere Chopin, almeno per una sera. Così. Post senza altre parole, tra Chet Baker e Chopin. Rip. Ad libitum.



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domenica, 06 marzo 2005

34 Giorni Dopo

Sono passati più di trenta giorni dal mio ultimo post. A volte, soprattutto in bagno, ho pensato di smettere e che ferro 3 fosse il miglior modo per concludere quest'esperienza, l'ultimo fade to black prima della parola fine, game over, the end. Invece no. Gli stimoli e i propositi sono gli stessi, ovvero scrivere almeno tre volte a settimana, i pensieri e gli spunti durante la giornata non mancano, il problema è che non mi sento un blogger da più di tre post a settimana, cazzo, ma uno scrittore di passaggio. E in questo mese ho vagabondato.
 
Vedo questo blog come fogli sparsi all'interno di una stanza, alcuni bianchi su cui scriverci sopra ed altri già scritti in diversi colori. Un mosaico di carta, su cui perdermi e ritrovarmi, parole con cui perdervi o conquistarvi, dipende poi dai lettori, questo è chiaro. Faccio fatica a ricordare tutte le volte che ho avuto idee da buttar giù sfuggitemi dopo pochi istanti assieme alla voglia di sedermi, concentrato, e scrivere. Cogito ergo Digito, citando il buon Antonio Rezza, ma nel mio caso spesso non è così, e anche questo è chiaro.
 
Ricordo le visioni di The Aviator, Private, Un Bacio Appassionato, Provincia Meccanica, ricordo pure un collegamento che avrei voluto fare tra l'invadenza a tratti fastidiosa della macchina da presa in Private, contrapposta alla delicatezza del film di Ken Loach, dove la m.d.p. rimane sulla porta ed esclude così il nostro sguardo invadente da spettatori affamati di storie; penso alla prestazione di Di Caprio e la scena in cui il suo corpo si pone come superficie d'iscrizione del senso, mero involucro attanziale ecc. ecc.; L'italianità di Provincia Meccanica, i trentenni in crisi, il sistema che incatena e punisce chi prova ad uscirne, le (solite) disperazioni di Accorsi e aggiungendo in coda le re-visioni di Jackie Brown, L'Avventura, Dolls, L'esercito delle Dodici Scimmie, Brazil, Dopo Mezzanotte. Musicalmente avrei parlato delle scoperte dei Bloc Party, Modest Mouse, Tom Waits, Radiant, Doves, ma soprattutto Lullabies To Paralyze, soprattutto questo, legato magari a un paio di righe sul tema "file sharing" visto che ho potuto scaricare un mese prima dell'uscita l'ultimo album dei QOTSA. Ricordo, infine, anche il concerto dei P.G.R. e la serata alle Scimmie con Folco Orselli. Brividi.
 
Sicuramente altro ho dimenticato, ma non m'importa. A voi che importa? Niente. Soprattutto se si pensa a ciò che è accaduto in queste ultime quarantott'ore: la sua liberazione, ma anche le armi, i proiettili, la pace ferita, macchiata di sangue, vergogna a stelle e strisce. Scriverei ancora pagine, ma troppo disordine me lo impedisce, non trovo altri fogli su cui poter continuare, non trovo altre parole. Il mosaico ha una nuova tessera. Per ora. Con la bic sull'orecchio e la sigaretta in bocca mi metto a sistemare le mie idee. Tornerò presto (?) per vostra (s)fortuna. 
























postato da zabriskiepoint alle ore 02:27 | Permalink | commenti (10) (pop-up)
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