Tra Chet Baker e Chopin l'orecchio resta attento, si riposa ma non s'addormenta, il flusso della mente compie evoluzioni e colori dal blu al rosso intramezzati dal bianco si proiettano tra le pareti sinaptiche di questo cervello grasso e pigro. La giornata trascorre velocemente, tra le note di Chet Baker e Chopin, corde di pianoforte e tasti d'ottone suggeriscono melodie contrastanti fra loro, entrano in collisione, incidenti armonici su circonvallazioni cerebrali. L'occhio si sgrana, la mano digita. Ora. A metà fra Chet Baker e Chopin, eccomi.
La mano bianca sull'ottone m'introduce e m'accompagna nelle atmosfere di luci blu e sigarette di Night che non ho mai visto, in cui non ho mai messo piede, ma che immagino. Non è il jazz delle cantine, quello delle mani color ebano, quello de
I Sotterranei, o di quel film di Clint Eastwood,
Bird; somiglia più al Jazz dei locali a luce soffusa, blu, dei cinquantenni col sigaro che battono le loro dita sul tavolo davanti al loro whiskey, accompagnati da belle signore. Ma è Chet Baker, il miglior trombettista bianco, dicono, eroina nelle vene, come Bird. Ma non me ne intendo, non posso atteggiarmi questa volta da profondo conoscitore del genere come mi diverte fare solitamente, sento solo che sto bene. Adesso. Il mio cervello grasso e pigro si fa cullare da questi suoni, come l'orecchio, si riposa ma non s'addormenta, tra Chet Baker e...
Ricollego tutto a Chopin, da dove sono partito oggi, da quelle note di pianoforte che echeggiano nella mia memoria, il suono pulito, le fughe e i crescendo, i legati e al diavolo Rick. A dire il vero non ho idea come oggi pomeriggio mi sia trovato ad ascoltare Chopin, resta un mistero, anzi, un segreto che non voglio svelare, fatto sta che se non avessi ascoltato Chopin oggi, ora non sarei qui a parlare di Night, Whiskey, Sigarette e Jazz. Son solo scelte musicali partorite da una nascosta metereopaticità,
fumo un po', sposto via la tenda, cielo grigio piombo io non lascio che mi prenda, sicchè mi faccio catturare piacevolmente da film in bianco e nero, audio mono, come I
l Settimo Sigillo e
Tirate Sul Pianista, Bergman e Truffaut, e poi, nuovamente, Chet Baker e Chopin. E via discorrendo.
In questi momenti farei parlare solo musica e immagini, solo cinema muto e un omino, un po' calvo, che suona un pianoforte scordato e che sogna d'essere Chopin, almeno per una sera. Così. Post senza altre parole, tra Chet Baker e Chopin. Rip. Ad libitum.