Con la pancia e le tasche piene scrivo queste parole per augurarvi, con meno rabbia e disgusto e autocritica rispetto al post precedente, un buon Natale, così come vuole l'etichetta del blog politically correct.
E' terminata da poco, su canal Jimmy, una replica di una puntata pre-natalizia del Roxy Bar. A dire il vero mi ha fatto stare bene, seppur ornata da alberelli di natale parlanti, presepi e via discorrendo.
Fra gli ospiti, delle inguardabili, e inascoltabili Paola&Chiara (quando ancora le chiamavano bambine) e Ambra con un tristissimo gruppo di fans al seguito autodenominati "gli Angiolini".
Naturalmente il buon Red Ronnie ha compensato lo spessore delle tre "artiste", invitando nientepopodimenochè Elio e Le Storie Tese, Modena City Ramblers, Alex Baroni (senza ipocrisia post-mortem con una voce piena d'energia che ancora non conoscevo), Andrea Griminelli (uno dei migliori flauti del mondo, anche lui scoperto oggi, come la voce di Alex Baroni) e Rossana Casale. Questi ultimi tre hanno concluso la puntata con una versione particolarmente toccante della perla che John Lennon ha regalato al Natale, ovvero Happy Xmas (war is over).
E proprio il messaggio fra parentesi che forse fa pensare maggiormente a quel desiderio di pace che ognuno ha. Non solo a Natale, non solo al nord del mondo: War Is Over, If You Want It.
Ci sentiamo nel 2005.
John Lennon - Merry Xmas (War Is Over)
So this is Xmas
And what have you done?
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas
For weak and for strong
For rich and the poor ones
The world is so wrong
And so happy Xmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let's stop all the fight
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas
And what have we done?
Another year over
A new one just begun
And so happy Xmas
We hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
War is over, if you want it
War is over now
Happy Xmas 
Natale sta arrivando e arriva coca-cola. Camion stracolmi di bevanda dolce gassata che percorrono strade disegnate sulla neve, bambini dietro le finestre, sorrisi da copione, pacchi ingombranti sotto l'albero, campanelli che suonano, vecchi con barba e vestito rosso che ridono e tutti siamo felici. Baci di cioccolato, panettoni gustosi, ricette sfiziose per cene di natale e fine d'anno. Eccetera. Morale: ingozzati, abbuffati di cibo, ingrassa il culo, sì, riempiti la pancia in abbondanza, d'abbondanza, eccedi, supera il tuo limite, ubriacati e poi vomita. Ubriacati e poi vomita. Merry Christmas and Happy New Year. Ipocrita. Idiota. Ipocrita come queste parole, come queste festività che ipnotizzano consumatori, lettori e scrittori, riempiono televisori, vendono liquori, cucina dai mille sapori e odori, i valori, ma quali valori? semmai gli averi, i poteri, oggi come ieri e tanti auguri sinceri. Christmas card e christmas shopping cart, carta auguri, messaggi gratis, chiamate gratis, ma servizi sempre a pagamento. Catene di sms ed mms su cellulari costosi, senz'inizio e senza fine, se quest'anno vuoi trombare a tutti questo messaggio devi mandare, prova anche tu. Con Canta Tu, karaoke a capodanno, sesso rock e droga, chiusi nella sinagoga creiamo slogan che infuocano, quegli altri giocano, war-games duemila, conosco la trafila, so come infiltrarmi troppi bugs nei tuoi programmi, tieni d'occhio i tuoi risparmi, prima o poi mi paghi i danni. Cazzo! Cazzo che botta, ho detto cazzo che botta! Quest'anno i botti li facciamo così, ah sì li fate così? Ottimo! A Natale tutti più buoni, gentili, spendaccioni, corretti, sorridenti, sopravvissuti e sopravviventi, felici e contenti, da chi ha il pane a chi non ha i denti. Chi non ha il pane del natale poco si preoccupa, nascosto dalle abbaglianti luci e dai (finti) sorrisi. In tv la crisi economica dov'è? non esiste, crescita zero, la disoccupazione eccetera eccetera carabiniere. Il venditore di allegri cappellini in metrò, due euro, prezzo scritto su cartone, pennarello nero e via, lui se lo godrà il natale? Jingle bells suonata con una vecchia fisarmonica, e bicchiere di cartone per raccogliere qualche centesimo da passeggeri viaggiatori imprenditori e, ancora una volta, consumatori indifferenti. Mi fermo qui, non potrei fare altrimenti. Poi s'esagera.
Discorsi sentiti diverse volte questi, dall'alternativo di turno, dal pessimista apocalittico della domenica. Come me. Siamo germi della stessa malattia. (Siamo) Tutti parte della medesima fottutissima ipocrisia.
Buon natale.
Tornare a premere tasti bianchi in questo spazio è un pensiero che mi attraversa quasi ogni giorno. Lo dico con sincerità. Mi trapassa come una Katana di Kitano in Zatoichi, ma io invulnerabile e con le ferite autorimarginanti e autodisinfettanti continuo noncurante nel processo d'abbandono di questo fottuto-spazio-blocco-note-virtuale-digitale-cerebrale. Mi dispiace.
Il (mio) problema è sapere cosa scrivere, per scriverlo con consapevolezza. E' questa che fa dello scrivere un'arte: Consapevolezza. Non è quindi crisi creativa dell'autore, o morìa di neuroni, nè sono rimasto tragicamente senza dita (scrivere col naso poi non è così arduo, anche se lungo e noioso. Non mi piacciono le cose lunghe e noiose). Per ora sto riuscendo nella consapevolezza di scrivere il nulla, grafemi che magicamente formano pensieri dotati di senso logico, ma senza alcun concetto. Flusso di coscienza vs. flusso da fogna. Che diavolo ne so. Mi spingo oltre il confine dell'uso tradizionale del (mio) pensiero, senza superbia ci provo.
In play ora l'ultimo lavoro dei PGR, D'anime D'animali, parecchio stimolante per un milione di motivi, e di scrivere un milione di motivi in ordine alfabetico non ne ho voglia. L'ho menzionato solo per dare un'idea, una colonna sonora a queste mie non-parole, a fine post metto anche la copertina dell'album. Ormai un vizio più che un'abitudine.
Oggi è il giorno adatto per scrivere, anche se non so scrivere, anche se non posso far altro che scrivere dato che la mia gola è in ribellione. Brucia, mi infastidisce, s'infastidisce per le eccessive pasticche di neoformitrol di cui mi sto drogando da stamattina. Quindi mettendomi in discussione gioco al gioco del silenzio, ascolto per me nuove sonorità e ipnotiche melodie scrivendo nel mentre ciò che riesco ad afferrare dal mio flusso di pensieri veloci, come nuvole rapide sul cielo di torino (tu sei come me? mi scuso per il medley fuori luogo, nemmeno impazzisco per i Subsonica, forse ha ragione chi m'ha detto "se non hai il mega riff di chitarra non sei pienamente soddisfatto" ci ho pensato su e qui confermo).
In un episodio di coffe & cigarettes si parlava proprio di questo (o di quello, dopo la lunga parentesi si fa fatica in effetti a tornare al punto originario del discorso): accelerare a colpi di caffeina i sogni, i pensieri, come macchine in autostrada, come bolidi ad Indianapolis, spinte al limite, e "tu sai quanto è pericoloso spingere al limite una macchina da formula uno" diceva pressapoco John Travolta pulendo pezzettini di cranio e cervello. Pulp, molto pulp. Pure Troppo.
Come concludere questa sequenza di parole quasi istintive seppur lette ri-lette e ri-corrette? Come al solito, così: 
P.G.R. - D'Anime D'Animali, 2004