
La lumaca, fiera del suo guscio un po' sporco, guardò in macchina e (interpellando direttamente lo spettatore) si chiese:
Ma io cosa ci faccio qui?
Photo by IoMeMedesimo.
Rainy day, dream away
Ah let the sun take a holiday
Flowers bathe an' ah see the children play
Lay back and groove on a rainy day.
Well I can see a bunch of wet creatures, look at them on the run
The carnival traffic noise it sings the tune splashing up 'n'
Even the ducks can groove rain bathin' in the park side pool
And I'm leanin' out my window sill diggin' ev'rything
And ah and you too.
Rainy day, rain all day
Ain't no use in gettin' uptight
Just let it groove its own way
Let it drain your worries away yeah
Lay back and groove on a rainy day hey
Lay back and dream on a rainy day
Jimi Hendrix - Rainy Day, Dream Away
Oggi Piove.
Gocce d'acqua sulla faccia.
Un po' mi piace.
E va così.
In attesa, ascolto.
Tic, Tic, Tic.
Invio.
Click.
Io non penso con le dita. Non parlo con le dita. Il pensiero è molto più veloce delle dita che battono su una tastiera di plastica a non-so-quanti tasti. E questo ora mi blocca.
Sono seduto davanti a un monitor e guardo lo schermo luminoso in ogni suo singolo pixel; guardo la tastiera, in ogni suo singolo tasto e poi il casino sulla scrivania, le foto appese ai muri, la sigaretta che sto fumando, e le sigarette che ho fumato prima che ora giacciono nel posacenere. A meno che non debba scrivere un pezzo sul ruolo dei posaceneri nella società post-moderna o sul disordine cosmico sulle scrivanie Ikea, non vedo come potrei avere, in questo momento, esperienze che possano stimolare sufficientemente la mia creatività. Niente segna la corteccia cerebrale, nulla attraversa velocemente le mie connessioni sinaptiche, zero assoluto.
In più un rumore fastidioso, quello dei tasti quando scrivo. Un secondo rumore fastidioso, quello della ventola di raffreddamento di un computer all'interno di una scatola di metallo.
Sono partito senza idee particolari oggi, e la situazione in cui sono in questo momento di certo non mi stimola.
Rimango convinto che pensare con le dita, situazione che si presenta unicamente quando ci pone sopra una tastiera con l'intenzione di scrivere qualcosa, rappresenti un handicap per il nostro pensiero libero.
Quando vogliamo trascrivere il nostro pensiero in forma digitale, in questo caso su un blog, è come se ogni parola che fuoriesce dalla nostra mente venga accompagnata da un rumore di un tasto, così da formare una seconda lingua. Come se la tastiera parlasse contemporaneamente a noi, sopra la nostra voce-pensiero: non è per niente educata la tastiera!
Ogni tasto un rumore differente. A seconda della pressione, del posizionamento del pezzettino di plastica, dalle briciole e cenere sotto di esso.
Scrivere con la tastiera e pensare con le dita richiede sforzi cognitivi a cui non siamo abituati. Controllare la coordinazione delle dita, osservare il monitor, che si aggiungono al normale processo di costruzione di frasi sensate e ortograficamente corrette. Le nostre parole vengono accompagnate dal ticchettio dei tasti, il quale non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello della pioggia che ispirò scrittori e poeti. Dobbiamo stare attenti a non commettere errori di battitura, soprattutto. Controllare che la punteggiatura sia al suo posto, pronti a eliminare ogni imperferzione in maniera chirurgica. Niente cicatrici sul foglio virtuale, niente di niente. Backspace, canc, space, shift, alt, ctrl+c, ctrl+v, ctrl+x, enter. Ripescare un qualsiasi errore, soprattutto nel caso di testi particolarmente lunghi non è un'operazione immediata. Ecco cosa distrae ulteriormente: l'ossessione della correzione. L'ideale sarebbe poter correggersi come un vecchio scrittore sul suo taccuino di pelle nera, tutto un altro approccio. Macchie d'inchiostro e cancellature, note a lato, sottolineature di passaggi ben riusciti e di altri da rivedere. Fogli strappati. Che bello il rumore della carta. Qui invece è tutto così bianco, così pulito, così silenzioso quando si legge, ma allo stesso tempo rumoroso quando si scrive. Non è possibile scrivereuna frase in silenzio, come piacerebbe a me. Non dover più sentire le "parole" di quei maledetti tasti.
Dai, inventiamo qualcosa per poter registrare i nostri pensieri della giornata! Arrivati a casa, li trasferiamo sul pc tramite connessione blutù. Alcuni pubblicarli, altri no. Copia e incolla sul blog. Non solo sul blog. Pensieri sotto forma di pura coscienza, senza esser mediati da altri oggetti o da altre parti del nostro corpo. Niente fra noi e le nostre parole.
E alla fine poter leggere:
Pensato da: Zabriskie P. Il 3-10-2027 alle ore 13.10
by ThoughtsRecorder 2.0
